I sanculotti nazionalizzano
Uno spettro si aggira per l’Europa: è la nazionalizzazione delle grandi imprese, soprattutto nel settore dell’acciaio. Ieri il presidente della Repubblica francese, François Hollande, ha confermato quanto noto da lunedì: il governo sta considerando l’ipotesi di rendere di proprietà dello stato un’impresa privata, cioè lo stabilimento di Florange del colosso ArcelorMittal. Apriti cielo: anche tra i sindacalisti non mancano gli scettici.
13 AGO 20

Roma. Uno spettro si aggira per l’Europa: è la nazionalizzazione delle grandi imprese, soprattutto nel settore dell’acciaio. Ieri il presidente della Repubblica francese, François Hollande, ha confermato quanto noto da lunedì: il governo sta considerando l’ipotesi di rendere di proprietà dello stato un’impresa privata, cioè lo stabilimento di Florange del colosso ArcelorMittal. Apriti cielo: anche tra i sindacalisti non mancano gli scettici. Eppure ieri, intervistato da Pubblico, il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto al governo italiano di ispirarsi proprio a Parigi per mettere fine alla saga dell’Ilva di Taranto. L’acciaieria pugliese non era di per sé in difficoltà economiche estreme, ma due giorni fa ha deciso di fermare la produzione dopo che la procura di Taranto ha chiesto il sequestro di quanto prodotto finora e gli arresti di alcuni manager per associazione a delinquere, disastro ambientale e concussione. Ci sono due strade che Mario Monti potrebbe seguire, ha detto il leader dei metalmeccanici della Cgil: o un prestito “molto consistente” per mettere subito gli impianti a norma, oppure “una presenza dello stato nella società”. La nazionalizzazione è “l’unica soluzione possibile per salvaguardare i posti di lavoro, e al tempo stesso la salute e la sicurezza di tutti i cittadini di Taranto”, hanno rincarato la dose ieri alcuni dirigenti dell’Usb (Unione sindacale di base), ancora una volta richiamando il caso di scuola francese.
Ma l’intervento di Parigi nel settore è davvero destinato al successo? Non tutti ci credono, anzi. Il sindaco di Londra, il conservatore (eccentrico) Boris Johnson, ieri ha commentato così l’ipotesi di nazionalizzazione di ArcelorMittal, primo produttore di acciaio al mondo nato nel 2006 dall’acquisizione della franco-lussemburghese Arcelor da parte del miliardario indiano Lakshmi Mittal: “I sanculotti sembrano aver conquistato il governo di Parigi”. E poi ha aggiunto, con una strizzatina d’occhio a Mittal: “Non ho esitazioni e vi dico ‘Venez à Londres, mes amis!’ (‘Venite a Londra, amici miei!’)”. Il tutto a poche ore dall’annunciato incontro tra Mittal e il presidente Hollande. I vertici del gruppo indiano, che in Francia dà lavoro a 20 mila persone, non avevano nascosto di essere “scioccati” dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del governo. Ad avviare le ostilità – perlomeno da un punto di vista retorico – è stato lunedì scorso il vulcanico ministro per il Rilancio produttivo, Arnaud Montebourg: “Non vogliamo più Mittal in Francia”, ha dichiarato a Les Echos, scagliandosi contro alcuni “metodi” del gruppo privato quali “il mancato rispetto degli impegni, il ricatto, le minacce”. Le polemiche nascono dalle recenti difficoltà dello stabilimento di Florange, nella regione della Lorena. A ottobre Mittal aveva annunciato la chiusura di due altiforni e il governo aveva chiesto due mesi di tempo per cercare un acquirente.
A pochi giorni dalla scadenza si è saputo però che l’acquirente trovato vorrebbe tutto l’impianto, non solo i due altiforni. Da qui l’idea di “nazionalizzare” per vincere le resistenze degli imprenditori indiani. Hollande, ieri, ha smussato di poco i toni ma ha confermato che l’ipotesi è al vaglio. Le confederazioni sindacali, a livello nazionale, e alcuni deputati dell’Ump (che fu di Nicolas Sarkozy) non si oppongono, anzi. Il sindacato dei quadri Cfe-Cgc chiede invece di evitare “prove di forza”. E i responsabili della fabbrica di Florange della Cfdt, sigla sindacale con più iscritti nel paese, invocano prudenza e investimenti. Intanto gli editoriali sulla prima pagina del Monde e del Figaro di ieri erano colmi di preoccupazione per le ricadute sull’immagine della Francia all’estero: chi investirà in un paese dove nemmeno le nazionalizzazioni “a sorpresa” sono più escluse? A Londra sembrano aver captato il messaggio, a Roma e Taranto un po’ meno.